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Lotta alla marginalità e povertà estrema nel Distretto socio-sanitario di Riccione: 500 interventi delle unità di strada e 26 persone accolte in appartamento

Una rete di servizi per accogliere persone e famiglie in condizione di disagio abitativo emergenziale e di particolare vulnerabilità: unità di strada, punti di accoglienza notturna e in strutture di breve periodo e centro aggregativo

Data :

11 aprile 2026

Servizio di accoglienza e ascolto: operatore prende appunti su un taccuino durante un colloquio con un cittadino.
Municipium

Descrizione

La marginalità e la povertà sono spesso situazioni che non si vedono e non si sentono, così come l’impegno di tutti quei servizi e quei volontari e professionisti che si dedicano quotidianamente all’accoglienza delle persone in difficoltà.
Nel Distretto socio-sanitario di Riccione, negli ultimi anni, si è consolidato un sistema articolato di interventi che rappresenta oggi un modello di presa in carico integrata delle persone senza dimora e delle situazioni di grave disagio sociale. La rete di azioni messe in atto sul territorio nell’ambito dell’accoglienza comprende unità di strada, un servizio di pronto intervento h24, l’accoglienza temporanea notturna, un centro aggregativo e appartamenti per la permanenza di breve periodo sia di nuclei familiari che di persone singole.

Alla base di questo sistema c’è una collaborazione strutturata tra istituzioni pubbliche e terzo settore, in particolare con l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e Caritas Rimini. Una sinergia che consente di mettere in campo interventi diversificati ma coordinati, con l’obiettivo di accompagnare le persone fuori dalla condizione di esclusione, non solo assistendole nell’immediato, ma costruendo percorsi personalizzati di reinserimento sociale.

“Nonostante i risultati positivi di questi progetti, la sfida resta complessa – sottolinea la sindaca e presidente del Comitato del Distretto socio-sanitario di Riccione, Daniela Angelini –. L’aumento del disagio abitativo, la precarietà lavorativa e le fragilità sociali rendono sempre più necessario un approccio integrato e flessibile. Non esistono soluzioni semplici, ma esistono percorsi concreti, fatti di relazioni, competenze e continuità. È una rete che non vuole lasciare indietro nessuno e lavora lontano dai riflettori, cercando ogni giorno di restituire dignità a chi rischia di perderla”.

Dalla strada alla relazione: il primo passo è l’incontro

Il punto di partenza è la strada. È qui che le fragilità emergono in modo più evidente, ma anche dove è più difficile intercettarle. L’unità di strada attiva nel territorio di Riccione rappresenta un presidio fondamentale: una volta alla settimana operatori e volontari percorrono le aree più sensibili – dalla stazione ferroviaria al porto, dai giardini pubblici al lungomare – portando beni essenziali come cibo, bevande calde, coperte e vestiti.
Tuttavia, l’aspetto materiale è solo una parte dell’intervento. Il vero obiettivo è costruire una relazione di fiducia. L’approccio non è invasivo né episodico: si basa sulla continuità, sull’ascolto e sulla capacità di rispettare i tempi delle persone incontrate. È proprio da questo legame che può nascere la disponibilità ad accedere ai servizi e ad avviare un percorso di cambiamento. Il monitoraggio costante consente inoltre di avere una fotografia aggiornata del fenomeno: numero di persone presenti, condizioni di salute, bisogni emergenti. Ogni uscita si traduce in report dettagliati e schede individuali che diventano strumenti fondamentali per progettare interventi mirati.

A rafforzare questa azione c’è il servizio di pronto intervento attivo 24 ore su 24, gestito da operatori esperti pronti a intervenire in situazioni di emergenza segnalate da cittadini, forze dell’ordine o servizi sanitari. Un dispositivo che garantisce tempestività e continuità nella risposta ai bisogni più urgenti.

Nel corso dell’anno di riferimento (da settembre 2024 ad agosto 2025) sono stati effettuati 500 interventi dall’unità di strada mentre 32 segnalazioni sono arrivate al servizio per le quali è stato realizzato un intervento tempestivo.

L’accoglienza notturna: rispondere all’emergenza

Accanto agli interventi su strada, il progetto prevede diverse forme di accoglienza. La struttura di pronta accoglienza notturna di Coriano rappresenta una risposta immediata per chi si trova in condizioni di emergenza. Qui le persone possono fermarsi per brevi periodi, generalmente non superiori a due settimane, trovando un ambiente sicuro in cui soddisfare i bisogni primari e avviare un primo contatto con i servizi. Ma è soprattutto il lavoro educativo e relazionale a fare la differenza. Durante la permanenza, gli ospiti vengono accompagnati in un percorso che può includere assistenza sanitaria, regolarizzazione dei documenti, accesso a sussidi economici, orientamento al lavoro e ricostruzione dei legami familiari. Per molti, questo passaggio rappresenta una vera possibilità di ripartenza. Per altri, più fragili, è almeno un momento di sollievo dalla vita in strada, che può comunque aprire a percorsi successivi.

Il centro aggregativo: ricostruire competenze e identità

Un altro tassello fondamentale è il centro aggregativo gestito dalla cooperativa sociale “La Fraternità”, sempre a Coriano. Si tratta di uno spazio diurno che offre attività strutturate (dal giardinaggio ai piccoli lavori di assemblaggio) pensate per favorire il recupero delle capacità operative e relazionali. Qui le persone, prevalentemente senza dimora e con disagio psicosociale, possono sperimentarsi in un contesto protetto, dove regole e autonomia si equilibrano. Il lavoro non è solo produttivo, ma soprattutto educativo: serve a ricostruire autostima, senso di responsabilità e identità personale, elementi spesso compromessi da lunghi periodi di marginalità.

Il centro aggregativo ha accolto nell’ultimo anno 20 persone, alcune delle quali hanno trovato ospitalità nella casa di pronta accoglienza che si trova nello stesso edificio.

L’abitare come diritto: il progetto negli appartamenti

Se l’emergenza viene affrontata con i servizi di strada e l’accoglienza temporanea, il vero salto di qualità è rappresentato dai progetti abitativi. In collaborazione con Caritas Rimini, il Distretto ha sviluppato soluzioni di medio periodo per persone e famiglie in estrema difficoltà abitativa. L’appartamento di Cattolica, con nove posti disponibili, è pensato per accogliere sia singoli che nuclei familiari. Non è un semplice alloggio, ma uno spazio educativo dove le persone vengono accompagnate verso l’autonomia.

Ogni inserimento è concordato con i servizi sociali e costruito su un progetto personalizzato. L’obiettivo è duplice: da un lato garantire stabilità abitativa, dall’altro lavorare sulle competenze necessarie per mantenerla nel tempo. Ciò include gestione economica, ricerca di lavoro, organizzazione della vita quotidiana e integrazione nel contesto sociale.

I dati raccolti tra settembre 2024 e agosto 2025 restituiscono la dimensione concreta dell’intervento: 11 nuclei familiari accolti, 22 persone coinvolte, tra cui 6 minori. Oltre 3.500 notti di ospitalità, più di 1.000 colloqui individuali, quasi 1.400 pasti garantiti.
Accanto a questi numeri, colpisce un risultato in particolare: nessuna delle persone accolte ha concluso il percorso tornando a vivere in strada. Un indicatore che testimonia l’efficacia di un modello basato non solo sull’assistenza, ma sulla relazione e sulla progettualità.
Oltre al progetto di media accoglienza, a partire da luglio 2025, nel Distretto di Riccione è stato finanziato con fondi Pnrr il progetto “Housing First”, con cui sono state prese in carico 22 persone, di cui 10 collocate in co-housing presso alloggi ponte e le restanti 12 in apposite strutture ricettive individuate dai servizi.

La cabina di regia: un modello di governance condivisa

Uno degli elementi più innovativi del sistema è la cosiddetta cabina di regia distrettuale. Oltre a un tavolo di coordinamento, la cabina di regia distrettuale è uno spazio operativo in cui i diversi attori (servizi sociali, Ausl, associazioni, forze dell’ordine, parrocchie) condividono informazioni, valutano i casi e costruiscono strategie comuni. Questo approccio consente di superare la frammentazione degli interventi, evitando duplicazioni e dispersioni di risorse. Ogni persona presa in carico viene seguita attraverso un progetto individualizzato, con verifiche periodiche e obiettivi progressivi: dalla cura personale alla gestione economica, fino al recupero delle competenze relazionali e lavorative.
La partecipazione attiva degli Sportelli sociali dei Comuni e dei servizi sanitari permette inoltre un monitoraggio continuo e una maggiore capacità di adattamento alle evoluzioni delle singole situazioni.

Ultimo aggiornamento: 10 aprile 2026, 14:50

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